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Dichiarazione del Presidente del Gruppo Consiliare Regionale UDC, Edoardo Sasco, in occasione del primo anniversario della scomparsa di Eluana Englaro: nella nostra Regione la sanità deve lavorare per la vita e non per una cultura di morte
Ricorre domani un anno esatto dalla morte definita "improvvisa" di Eluana e in questo triste anniversario il Gruppo Consiliare regionale dell'UDC rinnova gli stessi sentimenti espressi lo scorso anno, quando cioè eravamo trepidanti per la sorte di questa giovane donna che, tramite valutazioni fatte altrove, aveva coinvolto anche la nostra Regione. Con l'on. Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, alla Stazione Marittima di Trieste, avevamo organizzato in quei giorni un convegno intitolato "Eluana è tutti noi", con il quale volevamo ribadire il nostro no ad ogni scelta che portasse alla morte di una persona viva, che non era in grado di nutrirsi da sola, alla quale non andavano tolti cibo e acqua. Chiedevamo ai medici della nostra Regione di lavorare per la vita e non per la morte, perché nessuno può disporre della vita, che è sacra e inviolabile in ogni momento e in ogni situazione. Anche se uno paradossalmente chiedesse di morire, dobbiamo aiutarlo a vivere e i medici devono lavorare per la vita e non per la morte.
Questi concetti li ribadiamo alla vigilia dell'approvazione del nuovo piano sanitario regionale, che coincide con il primo anniversario della scomparsa di Eluana, evidenziando così quale tipo di sanità vogliamo in futuro nella nostra Regione. Dobbiamo cioè credere nel valore della vita che, in occasione di questa vicenda è stato smarrito per difendere sciaguratamente il diritto di morire, diritto che è stato purtroppo ribadito in diverse sedi, facendolo passare come un atto dovuto, nonostante l'assessore alla sanità Kosic si fosse dichiarato contrario fin dagli inizi di questo triste evento.
Ha fatto bene il vescovo di Trieste, mons. Giampaolo Crepaldi, a sottolineare il 31 dicembre u.s. che nel nel 2009 "abbiamo dovuto assistere all'impotenza dei pubblici poteri a salvare la vita di Eluana Englaro. Non sono riuscito a capire bene - ha affermato il presule - cosa impedisse di intervenire. Non sono costituzionalista, ma semplice cittadino. E come cittadino mi è sembrato che salvare una vita non potesse essere incostituzionale o almeno che non lo dovesse essere".
Noi siamo pienamente d'accordo con lui e sollecitiamo il Parlamento affinché riprenda con urgenza la discussione e l'approvazione di norme che garantiscano la certezza di cure idonee e di adeguata assistenza nella fase terminale dell'esistenza, ovvero quando le condizioni personali non consentano di provvedere in maniera autonoma alle necessità vitali fondamentali, nella piena convinzione che nel nostro Paese nessuno debba più morire di fame e di sete.
Trieste, 8 febbraio 2010
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