IL NOSTRO EDITORIALE

LA POLITICA E L'OBBLIGO MORALE DI FARE PULIZIA


Da Appaltopoli alla grande truffa fiscale. Passando per un possibile imbroglio elettorale di matrice 'ndranghetista. E' l'Italia, bellezza. Ma è un'Italia che ha bisogno di fare pulizia. E di farla subito. o la politica trova il coraggio che non ebbe all'epoca di Tangentopoli o anche questa Seconda Repubblica finirà travolta dall'ondata giudiziaria che sempre più alta si leva in tutto il Paese. Come fu nella Prima Repubblica, di più persino. Fra le due epoche, il denominatore comune è la corruzione. Che, stavolta, non ha neppure la scusante di servire, almeno in parte, per finanziare i partiti. Quelle di oggi sono solo brutte, bruttissime storie di arricchimenti personali. Anche da parte di chi non dovrebbe sentirne, e certamente non ne ha, alcun bisogno. L'altro punto di contatto è la definizione plastica dei corrotti: allora Bettino Craxi dipinse Mario Chiesa come "un mariuolo", l'altro giorno Silvio Berlusconi se n'è uscito bollando la "cricca" che ha spolpato il buon nome della Protezione Civile come un'accolita di "birbantelli". Se pur fosse così piccoli ladri non significa riscossa della moralità pubblica. L'aggravante, anzi, è che essi proliferano all'ombra di personalità la cui statura non è lontanamente paragonabile a quella di chi primeggiava nell'italico ancien régime. Comunque, non c'è ragion politica, neppure il timore di impatti negativi sul consenso, vista l'imminenza della scadenza elettorale, che autorizzi alcuna sottovalutazione. Essa appare tanto più grave, anzi, rilevando come il clima che in questo 2010 circonda la magistratura non sia il medesimo dei primi Anni Novanta: è dovuto intervenire il presidente della Camera Gianfranco Fini, per correggere l'improvvida affermazione del premier, secondo il quale i giudici "dovrebbero vergognarsi". Tutt'altra storia, rispetto allo tsunami giustizialista di Tangentopoli. Ma anche questa incapacità di accogliere gli avvenimenti con la necessaria sobrietà è un filo rosso che unisce presente e passato declinando un pericolo in più per il Paese. C'è una sola variabile, fra le due fasi storiche, che può modificare il risultato: il ruolo della politica, la sua saggezza nel non ripetere un errore rivelatosi drammatico, la sua forza e la reale volontà intanto di chiudere la porta delle candidature a chiunque non abbia onorabilità immacolata, cioè il requisito minimo e d'obbligo per chiedere di essere messo al servizio della comunità. Si parla di una legge che fissi dei criteri validi per tutti. E' necessaria e tuttavia esattamente questa necessità rappresenta la sconfitta della politica: è la manifesta confessione che essa non ha la volontà di guardare al proprio interno e men che mai intende compiere l'indispensabile pulizia. In realtà, sarebbe sufficiente che i leader di partiti e movimenti decidessero motu proprio, semplicemente non mettendoli in lista, di rendere ineleggibili i personaggi chiacchierati. Che ben conoscono, come li conoscono quanti, a vario titolo, frequentano i palazzi del potere, nazionale e locale. Certo, è un'opera di bonifica preventiva che può far inorridire qualche anima bella, pronta a stracciarsi le vesti per la democrazia conculcata, per l'accesso alle cariche elettive negato solo in nome di presunti sospetti. Solo e presunti? Il male è talmente diffuso e radicato che nessuno, o quasi, ha dato rilevanza a ciò che la "cricca" stava facendo, profittando del fatto che la Protezione Civile era ormai diventata il contenitore di ogni grande evento. E degli appalti milionari connessi. Nessuna rilevanza, però, non significa che davvero nessuno se ne fosse accorto. Ma se bisogna aspettare che a muoversi siano i pubblici ministeri allora vuol dire che l'etica della politica del suo sottobosco e dei settori collaterali è sprofondata in una emergenza talmente grave che si può soltanto affrontare, appunto, con una logica emergenziale: fare pulizia prima che. La gramigna della corruzione venga fatta attecchire da chi ne è portatore. Dentro i partiti, fino a contagiare le istituzioni. A qualsiasi livello. E' anche, e non secondariamente, un fatto economico. Le mazzette di Appaltopoli tengono lontane le imprese, italiane e straniere, che rispettano le regole e costruiscono edifici con cemento che non si sbriciola. Il caso esploso ieri, invece, è un danno di proporzioni enormi causato all' erario. Il condensato è ciò che tiene l'Italia in fondo alle classifiche internazionali in materia di corruttela riducendo ai minimi termini l'appeal del Paese verso chiunque possa pensare di venirci a investire. Aggiungiamo i guasti provocati da una giustizia sfasciata, da una burocrazia ancora troppo autoreferenziale e vessatoria, dall'incertezza generalizzata dei diritti e, persino, dei doveri ed ecco confezionato il quadro al quale, con una qualche ragione, giusto ieri ha fatto riferimento Luca Cordero di Montezemolo. E Il frutto avvelenato di riforme solo annunciate a mai realizzate, né dal centrodestra, né dal centrosinistra. E' in questo immobilismo che la corruzione dilaga. Ma il tempo delle parole è scaduto.



Di Luigi Leone dal Quotidiano "Il Secolo XIX" del 24 febbraio 2010